Viaggio astrale numero 2

novembre 22, 2010 at 1:16 pm (Viaggi astrali)

Proiettare la propria coscienza fuori dal corpo è un po’ come morire, perché attraverso questa esperienza ci si libera, anche se momentaneamente, del proprio corpo divenendo pura essenza. E’ un morire volontariamente, di proposito, per tornare al nostro stato originario e recuperare una dimensione spirituale profonda. Quel giorno volli ripetere l’esperienza per provare nuovamente a proiettarmi in astrale e verificare se funzionasse ancora. Ero seduto alla scrivania, l’incenso bruciava e la stanza era illuminata dalla luce scialba delle fiamme delle candele, mosse dall’aria e dai sospiri. Eseguì il procedimento correttamente e pochi istanti dopo mi ritrovai fuori dal corpo. La vista delle cose attorno a me e del mio corpo non era molto chiara: i loro contorni non erano ben definiti, come in un’opera impressionista, e i particolari persi in sfumature. Parevano non essere reali, come in un sogno, lontani. Mi comandai di andare sulla strada e subito fui fuori dalla stanza a contemplare le auto parcheggiate e i passanti. Osservavo e seguivo una persona in particolare. Un fascio di luce lo circondava, a strati. Era l’aura di quella persona, una specie di campo magnetico emesso da quell’individuo che ne faceva trasparire pensieri, emozioni e sentimenti. Da quell’aura si staccavano piccole parti di energia luminosa, i pensieri di quell’individuo. Lasciai quell’individuo alle sue paure e guardandomi attorno cominciai a percepire delle ombre muoversi molto velocemente, così tanto da non riuscire a comprenderne la figura.  Avevo difficoltà a muovermi, forse non ero abbastanza concentrato o forse non ero abbastanza pratico. Smisi di considerare le ombre e mi comandai di andare verso un’auto parcheggiata qualche decina di metri più in là. Fui vicino a quell’auto nello stesso istante in cui lo pensai. Mi lanciai allora verso l’alto osservando da quella posizione le abitazioni e presso l’orizzonte il mare a incorniciare il paesaggio. Pensai che dovevo andare in un luogo un po’ più lontano per provare questa mia facoltà di spostarmi nello spazio istantaneamente. La torre Eiffel fu il mio primo pensiero e in un istante vi arrivai. Mi guardai un attimo attorno, poi mi spinsi in aria girai attorno alla torre salendo fino in cima poi tornai nuovamente giù restando ad un metro da terra. Mi avvicinai alla folla di persona ferma sotto la torre in fila presso dei gabbiotti. Era impressionante osservare quella massa di individui con i loro campi energetici attorno al corpo che si fondevano, rompendo il loro confine, tra quelle persone che erano molto vicine tra di loro. E da quella massa di energia e luce si staccavano senza sosta tante piccole “bolle” energetiche, così come da un grande falò si staccano piccole fiamme che vanno a morire nell’aria.
Capì che in astrale non vi era differenza tra il pensare un qualcosa e farlo, perché il pensiero aveva una strana capacità di concretizzarsi, di realizzarsi. Capì anche che il pensiero umano non è astrazione ma energia sprigionata dalla propria coscienza, energia che può essere percepita e che nel momento in cui viene concepita diviene libera ed indipendente dall’individuo che l’ha pensata.
Non era il momento di fare un giro turistico: in un istante, così come ero arrivato alla torre, tornai alla mia stanza e mi lanciai nel mio corpo.

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Viaggio astrale numero 1

novembre 21, 2010 at 2:12 pm (Viaggi astrali)

Il profumo d’incenso riempiva la stanza, un po’ disordinata e oscura, in cui mi ero chiuso; lo stereo faceva girare un cd di musiche rilassanti, che avevano lo scopo di coprire rumori della strada e dei vicini per poter restare concentrato sui miei scopi. Ero seduto alla scrivania, a digiuno da un paio di giorni, quando, dopo aver fatto delle respirazioni profonde, cominciai a recitare dei mantra. Non ero concentrato, ero rilassato. In quel momento cercavo di non pensare a nulla e di non farmi distrarre da nessun pensiero per arrivare preparato. Cominciai a sentire un formicolio, un formicolio che cresceva. Da formicolio, questa sensazione diventava vera vibrazione, molto forte: stavo perdendo la sensibilità corporea e stavo acquisendo una nuova sensibilità. Percepivo me stesso non come corpo ma come energia che vibra, e questa vibrazione diventava molto forte, quasi violenta. Cercavo, col pensiero, di non fermare, non ostacolare questa sensazione, mi ponevo passivamente nei confronti di questa  e cercavo di esserne avvolto. Assecondavo la vibrazione e cercavo di aumentare la velocità delle oscillazioni vibratorie. Ad un certo punto capì di essere quella vibrazione, che non era la vibrazione ad avvolgermi ma di essere io stesso la vibrazione. Ero fuori, fluttuavo, pensavo. Allora il pensiero si chiedeva dove fossi, quasi chiedeva di vedere e subito mi parve la stanza, come se avessi aperto gli occhi. Cercai di capire, in quei pochi istanti, se mi trovassi dentro o fuori il corpo. Mi dissi, nel pensiero, che dovevo muovermi, dovevo spostarmi. L’immagine della porta, nel pensiero, come un’idea, come un comando, “Vacci!”. E subito fui alla porta, senza neanche dovermi mettere in piedi, infatti il mio corpo era fermo sulla sedia e dalla porta lo guardavo.
Fu quello l’istante in cui fu chiaro e senza ombra di dubbio di essere per la prima volta , finalmente, dopo tantissimi tentativi, uscito fuori dal corpo. Provai soddisfazione, ma fui interrotto. Mi sentì attratto velocemente e irresistibilmente verso il mio corpo mentre qualcuno bussava alla porta della mia stanza. Prima di riaprire gli occhi, chiara fu la sensazione di non vibrare più e di percepire nuovamente il mio corpo. Respirai profondamente mentre il pensiero andava ad una ad una tutte le parti del corpo che ora sentivo, percepivo.
Poi aprì gli occhi, sorrisi consapevole d’esser morto, d’esser vivo.

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